Finalmente Lofoten! Come raccontato ieri, arriviamo a Moskenes con il traghetto partito da Bødo alle tre del mattino e sbarchiamo alle 7 circa. Il cielo è azzurrissimo e quasi del tutto privo di nubi, evviva! Tale è l’eccitazione per questa nuova fase del viaggio che non sentiamo la stanchezza.
Dirigiamo subito Pagghiu verso Å, del resto oltre che essere la punta più meridionale dell’arcipelago raggiungibile via strada, mi sembra doveroso partire dalla A.
Questo è un microscopico paesino di casette rosse di legno e pontili, per metà Rorbuer (casette ad uso affitto per turisti) e per metà case storiche di pescatori, parte del grande museo dello stoccafisso. Nel complesso il paesaggio è di una bellezza che ci toglie il fiato, questo graziosissimo villaggio di pescatori, incastonato tra monti aguzzi spioventi.
Poi abbiamo la fortuna di visitarlo alla mattina presto, prima dell’apertura alle 9 di tutte le attività turistiche, con una luce carica ancora delle ultime tinte calde dell’alba.
Ci innamoriamo subito di questi luoghi e ci sentiamo assolutamente ripagati dei chilometri percorsi.






proseguiamo verso Reine, fermandoci ogni volta che era possibile per fare foto. Poi troviamo dove fare rifornimento d’acqua e ci piazziamo in un parcheggio sosta camper 24h che paghiamo lasciando 22€ in una busta dentro all’apposita casella della posta 📮.
Già la vista dal parcheggio è qualcosa di spettacolare.


Alle 10 incominciamo a percorrere il famoso Reinebringen, ovvero la salita in cima ad uno dei picchi su Reine, praticamente il classico punto da cui tutti scattano la foto più famosa delle Lofoten.

Anche questo hike, é definito di livello intermedio e fattibile da tutti. Ed in effetti non presenta difficoltà tecniche ma resta pur sempre una infinita scalinata di 2000 gradoni di pietra, che portano in appena 1,1km su a 448m partendo dal livello del mare.

Mentre ci avviavamo verso l’inizio del percorso, guardando la montagna dal basso, Giovanni chiedeva “ma è impossibile arrivare lì in cima, come si fa?” e poi sono comparse LE SCALE.





Ora, non voglio fare l’esagerato, però è stato abbastanza massacrante. Questi maledetti gradoni non finivano più e farli sotto il sole a picco senza un filo di vento, è stato davvero spossante. Durante la salita abbiamo incontrato ed affiancato tantissimi compagni di sventura tra cui molti italiani. Ed anche se più giovani e forse più in forma di noi, tutti ammettevano di essere in grande affanno e difficoltà. D’altro canto salivano in qualche modo anche bambini piccoli e persone anziane, perciò sì è davvero fattibile per tutti, purché si metta in conto di faticare parecchio e meritarsi la ricompensa finale.
Perché il problema di questi gradoni alti, in una scala stretta senza alcuna interruzione è che ti sottopongono ad uno sforzo continuo come una serie di squat infinita. Perciò arrivato verso metà ti senti il cuore scoppiare. Infatti il mio mi ha detto…
“Va bene che volevi vedere le Lofoten prima di morire, ma non avevo capito che intendevi SUBITO prima”
Perciò capiamo che la strategia per restare vivi é di fare soste abbastanza frequenti, implorando Giovanni di aspettare il resto della famiglia. Alla fine, nonostante il sole a picco e la notte quasi insonne raggiungiamo la vetta.







L’emozione è davvero indescrivibile, la vista regala ad ogni sguardo nuovi dettagli da notare, una nuova insenatura, un laghetto nascosto, un ponticello, una chiazza di verde acqua, e poi i picchi aguzzi come zanne e le casette rosse. C’è da restare lì appollaiati per minuti interi, se non fosse che sulla cima soffia un po’ di vento e poi c’è da dividersi gli spazi con gli altri turisti. Tanti italiani, spagnoli e francesi, rispetto alla solita stragrande maggioranza di tedeschi incontrati fino ad ora.
Lì sulla vetta ci mangiamo delle piadine con il crudo e delle pesche e poi iniziamo la discesa. Volendo il sentiero prosegue verso un’altra cima, ma i ragazzi sono distrutti e facciamo quello che fa la maggior parte delle persone, cioè discendere da dove siamo saliti. Domenico ne conta 1870. La discesa ci richiede meno tempo e meno soste, però quando ci fermiamo le ginocchia tremano, segno che quello che non patiscono i muscoli lo soffrono le povere articolazioni.
Scesi di nuovo a Reina ci prendiamo un gelato e poi ci stravacchiamo mezzi morti alle 13:30 sulle nostre sedie, fuori davanti a Pagghiu sulla riva del mare, godendoci la vista e la brezza.

Ci facciamo tutti una bella doccia calda e poi ci rilassiamo. Io mi appisolo, Giovanni suona un po’ e Chiara ne approfitta per sistemare le cose e fare un altro mini bucato.

Ormai a causa della notte precedente ci sentiamo sotto effetto jet-lag, così alle 18 scoliamo gli spaghetti per una bella carbonara e alle 20:30 spegniamo le luci per addormentarci tutti all’istante.
