Anche oggi è stata per buona parte una giornata di spostamento, per avvicinarci al punto più lontano del nostro viaggio, ovvero gli arcipelaghi delle Lofoten, Vesteralen e Senja.
prendiamo la magnifica Halgelanskytsen, ovvero una delle strade turistiche nazionali che, per oltre 400 km e 6 attraversate in traghetto, percorre la tortuosa costa e le isole del tratto che va da Holm fin quasi a Bodo, scavalcando il circolo polare artico e passando accanto al magnifico ghiacciaio Svartisen.

Oggi ne abbiamo fatta metà, prendendo quindi 3 traghetti, due particolarmente nuovi e sciccosi. Ne approfitto ora per dire qualche curiosità sul tema traghetti in Norvegia.
Già avevamo notato che molti di questi ferries sono elettrici, con saloni perfetti, ristoranti e poltroncine extra lusso. Quelli di oggi abbiamo visto che erano stati costruiti nel 2020 e 2022, insomma odoravano ancora di nuovo. Tra l’altro costano anche abbastanza poco, quelli che non sono gratuiti. E grazie alla previdenza di Chiara, che ha arrivato una sorta di convenzione lo paghiamo sempre tariffa scontata anche fino al 50%. Se considerate di fare un viaggio del genere chiedete pure informazioni e consigli.
Il secondo dei traghetti di oggi, ha fatto una tratta più lunga, per portarci fino all’isola di Alsta, la cui sagoma montuosa già si vedeva dal mare con il suo alto profilo a denti di sega. Resto quasi tutto il tempo del viaggio sul ponte, approfittando della bella giornata, per fare foto e filmati. Intanto indovinate un po’ i ragazzi si pappano il solito Hot Dog.



Una volta sbarcati ci dirigiamo verso il punto di partenza per un trekking su questi monti dell’isola che sono noti come le 7 sorelle (De Syv Søstre) . Infatti sono 6 picchi di cui uno doppio…. Boh si sa che il numero 7 ha più fascino.
Parcheggiamo, ci equipaggiamo di tutto punto e alle 13:40 partiamo. Il cartello però non è dei più incoraggianti, infatti preannuncia un dislivello di 1000m per raggiungere il punto più alto ed una difficoltà nella scala di colori (verde, blu, rosso, nero) pari a… nero. D’altro canto il sito visitnorway diceva che è un percorso fattibile per famiglie… così partiamo per sgranchirci le gambe ed approfittare della giornata che si è fatta decisamente soleggiata.
Anche troppo soleggiata e ce ne rendiamo conto quando ci troviamo ad arrancare su una unica rampa di pietra, che sale ripida ed inesorabile, senza sentiero alcuno, con una pendenza che va dai 45 ai 60 gradi. Con le aggravanti di tratti bagnati e scivolosi e tratti fangosi, che rendevano meno affidabili le suole delle scarpe.
In breve la salita diventa un calvario, soprattuto per Domenico che ha difficoltà a fidarsi dei suoi piedi e del suo senso dell’equilibrio per provare ad affrontare i ripidi pendii con un po’ di sprint.










Arrivati al punto 1 di 5, ovvero al termine della prima immensa rampa, in una zona dove il ruscello che scorreva lungo la parete andava a formare una polla d’acqua, ci fermiamo. Chiara e Domenico non ce la fanno più e la preoccupazione per il ritorno, su queste rocce impervie non é trascurabile. D’altro canto già dall’altitudine raggiunta, il panorama risulta notevole e si mostra il profilo costiero e le cime delle altre isole attorno. Fighissimo, anche perché ce lo siamo davvero sudati.
Due scenette surreali di incontri fatti sul tragitto. Mentre salivamo, colmi di angoscia per Domenico incrociamo una famigliola con due bambini più piccoli ed il padre con un infante nello zaino, che zompettava scendendo con rapida sicumera. L’altra é stato invece l’incontro con un gruppo di ragazzi che saliva portando uno zainetto dal quale sbucavano maschera da snorkeling e pinne.
Alle 16 circa, grazie alle preghiere all’immaginario patrono dei pendii scoscesi, Massimo Grip, siamo arrivati giù da Pagghiu sani e salvi. Certo, non abbiamo scalato la vetta, ma pensiamo di aver portato a casa un dignitoso pareggio.
Ci rimettiamo dunque in viaggio e dopo una terza traghettata ed un super ponte raggiungiamo un bel golfo con vista magnifica e lì ci fermiamo per dormire.


