Ci svegliamo dopo una bella dormita, posto silenzioso e confortevole. Tempo di una rapida colazione e siamo già in marcia verso Billund. Lasciato Pagghiu al parcheggio gratuito, distante solo 10 minuti dalla Lego House, ci incamminiamo con il sole e… a metà strada ci troviamo sotto la pioggia. Questo sarà un po’ l’andazzo di tutta la giornata, ma adesso parliamo della Lego house.

La Lego House è un bellissimo edificio, sfoggio di architettura moderna, stile Lego. Nella grande hall c’è l’immancabile zona negozio, le macchine per il check-in e diverse sculture il lego che già da sole meriterebbero la visita alla zona free. Ma in cosa consiste l’esperienza Lego House e come funziona?




Innanzitutto è necessario fare i biglietti online, perché d’estate è sempre sold-out gia dall’orario d’apertura. L’esperienza è necessariamente riservata ad un numero chiuso di ospiti poiché consiste, per lo più in una serie di esperienze di gioco con il lego e quindi deve esserci spazio per tutti alle postazioni.
Dunque appena arrivati si fa il check-in ad appositi totem che ti stampano un bracciale, con il tuo nome, il tuo codice e la banda magnetica che ti permette di interagire con i terminali di tutti i giochi della struttura.
A questo punto si può entrare dai tornelli e salire verso la prima sala da una grande scala centrale, che gira attorno ad un immenso albero di Lego, sulle cui fronde campeggiano buffi diorami tematici delle più note ambientazioni.



La prima sala é espositiva e tratta il tema degli “artisti lego” ovvero di geniali ideatori di opere originali, le più vistose sono tre dinosauri colorati realizzati uno con il Duplo, l’altro con il Lego classico e l’ultimo con il Technic.
Nella seconda sala ci sono due cascate (ovviamente immobili) di Lego che “riempiono” vasche di un’infinità di mattoncini per lasciare ai visitatori la gioia della creazione totalmente libera. Restiamo un po’ a giocare ad ammirare le creazioni degli altri visitatori.
Nelle sale successive abbiamo
- Creato ognuno il proprio pesce lego, e dopo averlo scansionato con il totem l’abbiamo visto nuotare nell’acquario virtuale.
- Realizzato con pezzi particolari i nostri fiori e piantati in una aiuola
- Fatto quadretti di pupazzetti inventati da noi che poi diventavano animati e ballerini sui grandi schermi della sala
- Scritto e girato il nostro film al laboratorio di animazione, dove c’erano tanti piccoli set lego, con fotocamere e un software per lo stop motion
- Visitato degli incredibili ed enormi diorami, super ricchi di dettagli e buffi easter egg
- Creato i nostri prototipi di macchinine e poi fatti gareggiare su pista
- Composto la nostra minifigure ideale, protagonista della copertina di un prestigioso Magazine
- Visitato la sezione storica, con tutta la storia dell’azienda, un tempo giocattoleria artigianale che faceva balocchi in legno, dalla nascita del classico mattoncino in plastica e tutta l’evoluzione fino ai giorni nostri. Erano poi esposti tutti i playset più amati di sempre, devo ammettere che un po’ mi sono commosso a riconoscere quelli che ricevevo a Natale da bambino.
- Realizzato un blocchetto quadrato, scegliendo tra diverse tipologie (giallo-industria, rosso-residenziale, verde-parchi/giardini, blu-commercio) da collocare in enormi plastici animati di città che diventavano vive quando si inserivano i nuovi quartieri.
- Nell’ultima sala c’era un buffo filmato d’animazione che spiegava che con 6 classici mattoncini da 6 è possibile realizzare oltre 195 milioni di combinazioni. Il terminale della sala ti stampava una tessera con il tuo nome e la tua unica combinazione di mattoncini. Poi, lì accanto un macchinario industriale stampava e confezionava le buste con il set da 6 mattoncini, per realizzare la tua creazione unica
Siamo rimasti dentro praticamene 4 ore ed é stato davvero entusiasmate e divertente giocare insieme ai bambini e agli altri visitatori. L’idea di rendere ogni esperienza interattiva con una parte elettronica, arrivata dal bracciale, permette al visitatore, non solo di vedere le proprie creazioni spesso animate su schermo, ma anche di salvare questi ricordi su un account associato al codice del bracciale. Per poter poi scaricare da casa tutte le esperienze vissute. Davvero geniale!












Prima di andare, non resistiamo resisto alla tentazione di acquistare uno dei playset da collezione che vendono solo alla Lego House. Una gigantesca riproduzione della minifigure del capitano pirata del mio amato playset, galeone pirata anni ‘80.
Al parcheggio ci mangiamo degli ottimi panini e poi di nuovo in marcia per 3h verso la punta estrema dello Jutland, per ammirare le bellezze naturali dei dintorni di Skagen. Durante il viaggio è un continuo alternarsi di momenti di pioggia, nuvolo e schiarite.
Arriviamo al Rabjerg Mile con un po’ di pioggerellina. Si tratta di un ampio deserto di dune sulla costa est di quella piccola penisola che punta come un dito verso nord, spazzata da forti venti. Qui abbiamo occasione di mettere alla prova il nostro equipaggiamento idrorepellente ed anti vento.
Cosí bardati di tutto punto ci arrampichiamo con la pioggerellina ed il vento che ci sferza il viso. Il paesaggio ci lascia a bocca aperta, le dune inumidite dall’acqua non sono friabili sotto i piedi come ci si aspetterebbe. Inoltre a seconda di come vengono accarezzate dal vento, creano diverse consistenze, colori, creste e forme in continua evoluzione.
Il senso di vastità e meraviglia ci fa correre in tutte le direzioni, pieni di entusiasmo ora per un quadro disegnato con i diversi colori della sabbia, ora per un motivo di increspature, ora per i flussi di sabbia bianca che scorre rasoterra come un fiume etereo a pochi centimetri da terra. Restiamo decisamente affascinati da questo ambiente che percepiamo come vivo, per il suo costante mutare, selvaggio per la totale mancanza di edifici e segni dell’uomo a perdita d’occhio ed alieno come la superficie di un altro pianeta.










Tornati al Van, così fomentati dal paesaggio e dalla natura, decidiamo, nonostante l’ora tarda, di proseguire ancora verso Grenen, la punta estrema dove si può ammirare il fenomeno dei due mari che si “scontrano” formando una lingua di sabbia. Alle 19:40 ci incamminiamo sotto una insistente pioggerella lungo la spiaggia, in questo luogo così estremo dove solo i bunker di cemento ed un vecchio faro sfidano gli elementi.
Ad un certo punto però la suddetta pioggerella si tramuta in scrosciante acquazzone, mentre il vento si alza sempre di più. Decidiamo di abortire la missione e giriamo i tacchi per tornare subito indietro, ma il rientro si rivela essere un impresa.
Camminiamo controvento, mentre secchiate d’acqua ci sferzano il viso ed inzuppano ogni fibra del nostro abbigliamento tecnico ed “idrorepellente”.
Rientrati su Pagghiu fradici, infreddoliti e insabbiati, capiamo di aver peccato decisamente di hybris. Accendiamo la stufa a manetta e ci ritempriamo con un té caldo.



A questo punto ci tocca arrivare a Hirtshals, dove l’indomani dovremo prendere il traghetto per la Norvegia. Alle 23 ci mangiamo una pastasciutta al pomodoro e crolliamo.

Un pensiero su “C’è dell’umido in Danimarca”