Robe da babbi

Oggi ci siamo svegliati con il sole ed il cielo azzurro. Il programma è semplice: macinare altri chilometri verso la Svezia con piccola deviazione a Rovaniemi, dove si trova il Villaggio di Babbo Natale.

Ecco sapevamo sarebbe stata una pacchianata per turisti, ma la curiosità ha prevalso e volevamo solo interrompere la monotonia del viaggio. Be’ sta volta ci è andata male.

Purtroppo il cosiddetto villaggio è un modesto gruppo di ristoranti scadenti e negozi di paccottiglia in cui qualsiasi “attività” dalle foto con Santa, alla vista del recinto delle Renne al farsi spedire una lettera dal vero ufficio postale degli elfi era decisamente esosa. Speravamo che almeno l’ambientazione e le decorazioni fossero fatte bene, un po’ alla americana, ma invece tutta la situazione sembrava un po’ grottesca e cinica, neanche ci trovassimo in ina puntata dei Simpsons.

Almeno tra di noi ci siamo fatti un po’ di gag due risate e qualche amara riflessione, per poi scappare via dopo pochi minuti. Se proprio vi trovate di strada fatevi anche voi un giretto per togliervi la curiosità e farvi una vostra idea su cosa sia diventato il mito globale di Babbo Natale, per giustificare l’esistenza di un posto del genere con il parcheggio di camper così pieno in Agosto.

Proseguiamo dunque e dopo non molto entriamo in Svezia. Chiara per rifarci la bocca, spulcia la Guida Routard e siti del turismo Svedese finché non scova un’altra sosta interessante, culturale e in un certo senso spirituale: il Gammelstads Kyrkstad. Ovvero un Kyrkstad, cioè Church Town particolarmente così ben conservato e carino da essere scelto come bene tutelato dall’UNESCO.

In pratica questi Kyrkstad sono dei piccoli villaggi di Cottage di legno tutti rossi che venivano edificati attorno alla chiesa per ospitare i parrocchiani venuti dalle fattorie lontane sparpagliate su tutto il territorio della diocesi, nei periodi di festività o quando c’erano riti. Una specie di seconda casa per andare in trasferta dove si trova la chiesa. Insomma una cosa molto strana per noi italiani che abbiamo minimo una chiesa per quartiere anche nei borghi più piccoli e che abbiamo sempre costruito i nostri insediamenti con le case addossate l’una sull’altra. Questo in particolare ne contava ben 424! La parte “museale” e didattica del centro visitatori è fatta molto bene e spiega tutta la storia di questo fenomeno sociale, che era diffuso anche in Lapponia e nel sud della Norvegia.

La visita si rivela interessante ed, oltre al piacere di sgranchirci le gambe, ci ha regala qualche scorcio suggestivo di queste case tutte rosse e bianche, sullo sfondo di un terso cielo azzurro.

Ci rimettiamo in marcia per ancora un po’, e dal parabrezza assistiamo ad un bellissimo tramonto sulle foreste e i numerosi specchi d’acqua della zona. Quando si fanno le 21 e gli stomaci iniziano a brontolare ci fermiamo in un altro paese, a dormire nella zona area sosta su prato, di una sorta di hotel/villaggio guarda caso ricavato dai cottage di un’altro Kyrkestad, sulle rive di un laghetto, riserva naturale.

Dopo una pasta ci imbrandiamo abbastanza presto, perché il viaggio è ancora lungo.

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