Ci svegliamo alle 8 dopo quasi 12 ore di coma.
Il programma di oggi è di prendere la barca che, dal molo proprio qui di fronte, ci porterà a Vinstad: minuscolo insediamento di una dozzina di casette colorate. Perché da lì parte il sentiero che conduce a Bunes Beach.
Si tratta di un’altra meta super consigliata dai vari siti e report di viaggio: un’immensa spiaggia di sabbia bianca, con acqua azzurrissima. Dunque ci mettiamo in fila di buon ora al molo, perché non è possibile acquistare il biglietto online e speriamo di riuscire a prendere il viaggio delle 9:30 visto che il successivo sarà solamente alle 15. Chi non ci sta sulla barca (una piccola motonave)“si attacca al tram”. In totale ci sono 3 corse andata e 3 corse ritorno al giorno. Questo è lo spirito Norvegese, rispetto alle loro stupende attrazioni turistiche. Una sola compagnia, 3 corse al giorno, anche ad Agosto e nessun prezzo esposto.
“Solo chi è degno, si alza presto, si mette in fila e dopo adeguata scarpinata avrà il premio.”



Noi, vedendo un cielo azzurro mettiamo negli zaini i costumi da bagno ed asciugamani, oltre che le consuete felpe e giacche a vento, inoltre ci portiamo il pranzo al sacco: insalata di riso nero con salmone affumicato (mica panini). Chiara ha studiato bene e sa infatti che laggiù non ci saranno bar, ristoranti né alcun tipo di servizio turistico.
Il paesaggio durante il viaggio in barca è stupendo e ne approfitto per fare un sacco di riprese video, dal ponte superiore.




Inizia una passeggiata molto bella lungo un golfo molto profondo, con alte montagne attorno. L’acqua in alcuni punti assume un colore incredibile.

Il solo problema è il vento che soffia molto forte già dalla notte prima e che quando iniziamo a salire il crinale oltre il quale si troverà la spiaggia, diventa così forte da farci quasi cadere per terra.
Ingenuamente ancora speriamo che scavallata la collina, la spiaggia al di là sarà ridosso al vento. Invece ci troviamo davanti ad un’immensa conca, in fondo alla quale, dopo un centinaio di metri di sabbia e dune si trova la riva. Una spiaggia immensa, stupenda, completamente deserta e quasi del tutto irraggiungibile per via dei mulinelli d’aria che si creano, sollevando immense nubi e vortici di sabbia fine.

Con grande fatica scendiamo il ripido pendio fino al tratto erboso che precede la distesa di sabbia, come soldati cerchiamo riparo dalle sventagliate di sabbia dietro a massi e trincee naturali. Ogni proposito di fare bagnetti ed un piacevole picnic sulla spiaggia svanisce nel disagio più profondo. Mentre ci sovviene la consapevolezza del fatto che dovremo resistere abbandonati in questo luogo bellissimo, selvaggio ma tremendamente inospitale fino alle 15:30.
Mentre Chiara e i ragazzi restano rannicchiati e imbacuccati dietro ad un macigno, io mi avventuro verso la riva, determinato almeno a vedere la battigia, l’acqua azzure e le onde. Arrivo e con ulteriore sgomento assisto alla scena di un’anziana signora che goffamente prova a coprirsi le vergogne, dopo un temerario bagno in quelle condizioni estreme. A parte lei, il marito con un piumino verde ed una gabbianella bloccata sulla battigia incapace di riprendere il volo per il troppo vento, c’ero solo io, nessun’altra anima viva (gli altri della barca erano dispersi o nascosti altrove).



Poi arrivano altri ragazzi di una comitiva italiana e ci scattiamo qualche fotografia, a vicenda presi da quella complicità che unisce i superstiti.
Recuperata la famiglia, arranchiamo risalendo il pendio fino a trovare un angolo riparato con una bellissima vista sulla baia. Scatta finalmente il momento picnic e ritempriamo gli spiriti.

Poi ci incamminiamo di nuovo verso l’imbarco e troviamo una zona riparata nel golfo e ci tratteniamo al sole per scaldarci e rilassarci un po’ , sulla sabbia umida della bassa marea in mezzo a migliaia di gusci di conchiglia.





Quindi alla fine riusciamo a trascorrere in modo piacevole ed al riparo dal vento il tempo fino alle 15:30. Anche se inizia un ultimo brivido, cioè una nuova coda sul pontile, perché nonostante il biglietto andata/ritorno, potremmo non trovare posto su questa corsa, con il rischio di dover aspettare fino alle 18!!
Ma tutto fila liscio e riusciamo a tornare indietro ed infine ripartire con Pagghiu. Proseguiamo quindi con la strada principale che percorre tutte le Lofoten, collegate da ponti panoramici, mentre in noi resta insoddisfatta una voglia di bagnetto.

Perciò quando passiamo da Ramberg e la sua bellissima, lunghissima spiaggiona bianca con acqua turchese ci fermiamo. Indossiamo costumi e crocs e nonostante siano ormai le 18 scendiamo al mare. Io e Giovanni siamo gli unici a fare il bagno, oltre ad una bimba chiaramente nordica e con una specie di muta.



Tuttavia il primo bagno oltre circolo polare non è stato molto goduto a causa di enormi medusone che trovavamo morte sulla battigia e che si vedevano trasportate dalle onde sotto il pelo dell’acqua. Perciò la circospezione necessaria, ci ha tolto quella spensieratezza richiesta da un momento simile.
Ci avviamo alla conclusione della giornata, trovando a pochissimi chilometri dalla spiaggia, uno spiazzo con vista mare dove ci fermiamo, accanto ad altri italiani.
Con calma si fa la doccia, ci si rilassa seduti fuori e si consuma una cenetta all’aperto in attesa di assistere ad un tramonto sul mare davvero splendido che termina quasi alle 23.





