Oggi prendiamo la famosa Atlantic Ocean Road, ovvero la sesta o settima national scenic route del nostro viaggio. Un percorso parte da Bud e si snoda fino a Karvag, attraverso una serie di ponti e passaggi tra isolotti e scogli, con l’oceano da un lato e l’ampia apertura del fiordo dall’altra.
Il tempo è molto nuvoloso con pioggia a tratti e questo da un lato contribuisce a conferire al paesaggio un aspetto ancor più “Atlantico”, dall’altro non ci invoglia a soffermarci troppo nelle varie aree sosta. E poi diciamolo, sui paesaggi di mare con scogli siamo abituati già a standard molto alti.
La cosa più particolare è un ponte molto alto e ripido, che visto da una certa angolazione sembra quasi una rampa che finisce nel nulla.




Poi proseguiamo verso nord, lungo la costa per portarci avanti. Passiamo anche un paio di tunnel sottomarini, che sono ripidi da morire (povero Pagghiu) e ti fanno tappare le orecchie.
Facciamo anche un paio di attraversate in battello e in quella pomeridiana Domenico ci prova a farsi prendere un hot dog come merenda (secondo il costume locale), ma si dovrà accontentare di un gelato.

Oggi, come anticipato decidiamo di fermarci abbastanza presto e infatti arriviamo verso le 17 ad una fattoria di alpaca trovata sull’app nortrip.
Qui paghiamo un extra per usare la doccia, molto grande e pulita, e la lavatrice e per vedere gli animali. Nel frattempo è arrivato un po’ di sole che ci permette di fare tutte le nostre operazioni di pulizia e relax con più luce.
La cosa più particolare della fattoria era una pecora che viveva fuori dal recinto, dove stavano le altre capre e pecore del gregge. Aveva un nome e seguiva la padrona ovunque, rispondendo al suo richiamo esattamente come avrebbe fatto un cane. Si è messa anche ad “abbaiare” cioè belare ma come se abbaiasse, contro il povero Domenico e ad inseguirlo. Ebbene sì abbiamo assistito alla scena del nostro piccolo San Bernardo, scappare impaurito da una pecora/cane.
Purtroppo non ho una documentazione filmata o fotografica della pecora cane, ma vi giuro che sembrava tanto una cosa alla Babe, maialino coraggioso.



Questa volta siamo anche riusciti a mettere a bagno per 2h delle aringhe sotto sale, che avevamo incautamente acquistato, pensando fossero già pronte da mangiare. Chiara le ha accompagnate con una polentina ed una fonduta di brown cheese, che non sappiamo più come finire.
Concludiamo la serata con un gioco da tavolo, mentre attorno a noi sventola un Gran pavese di calze e mutande stese come l’ingegno di Chiara ha permesso, su ogni possibile appiglio o maniglia di Pagghiu. Accendiamo la stufa per aiutare il processo, poi tutti a nanna.
