Prosegue il tour della zona dei parchi naturalistici di montagna, in un susseguirsi di salite e discese, costeggiando laghi, foreste, montagne e fiordi. Sto iniziando ad esaurire le parole perciò abbiate pazienza se incomincerò a ripetermi.

Partiamo dopo colazione e iniziamo a percorrere un tratto in salita che ci porta a maestosi scenari, tra aspri picchi, laghi e cascate. Oggi le nubi sono basse e regalano a queste immense vallate, con le loro scure creste rocciose, un aspetto che incute quasi timore e soggezione.



Arriviamo in cima e ci troviamo del tutti avvolti dalle nuvole, che strisciano verso l’alto lungo il pendio. Al di là di esse, ci attende una serie di tornanti che conducono a Geiranger, porticciolo incastonato in fondo a un fiordo molto stretto e con pareti particolarmente alte e scoscese.
Queste caratteristiche hanno reso il luogo una delle classiche cartoline della Norvegia, ed ovviamente meta di navi da crociera e svariati tour in pullman. Vediamo infatti sbucare dalle nubi, in direzione contraria alla nostra, diversi bestioni carichi di turisti ed una moltitudine di camper ed automobili. Visto il traffico e la scarsa visibilità aspettiamo che le nuvole si aprano, bevendoci un caffè.
Appena il panorama appare, davanti ai nostri occhi, capiamo come mai ci fosse così tanta gente. Le piazzole dei belvedere sono particolarmente affollate e prese da assalto. Nonostante tutto riusciamo a parcheggiare, fare due passi tra le terrazze ed ammirare la vista su Geiranger.




Passiamo in velocità oltre Geiranger, rinchiusa tra due enormi navi da crociera, guardandola dalla strada capiamo che la sarà inevitabilmente una trappola per turisti.
Ci inerpichiamo quindi sulla parete di fronte a quella che abbiamo appena disceso, affrontando un altro zig zag, questa volta in salita (e i freni tirano un sospiro di sollievo). Questa strada è nota come la strada delle aquile, infatti portano ad un belvedere chiamato appunto Nido dell’aquila. Di nuovo ci troviamo imbottigliati tra i pullman che riversano turisti sulle terrazze panoramiche, ma siamo fortunati e possiamo confermare che il nome del posto non è causale. Infatti assistiamo con meraviglia al volo di un’aquila proprio sopra di noi. Una sfilata gloriosa e un po’ vanitosa, per la gioia dei turisti da tutto il mondo con il naso all’insù e gli obiettivi puntati. C’è quasi da sospettare che il rapace fosse stato lanciato da un falconiere, con lo scopo di regalare un momento speciale si turisti. Da qui si ammiriamo un’altra prospettiva sul Geirangerfjord.



Arrivati ad uno ampio parcheggio sulla sommità, pranziamo e poi decidiamo di seguire uno dei tanti sentieri che partono da lì, per avventurarci in una passeggiata e trovare un po’ di isolamento e pace dopo tutta quella folla.



Si riparte e proseguiamo alla volta di Trollstigen la strada dei troll, ancora un altro passo su altopiano tra steppe di muschi ed arbusti. Questo costeggia il parco naturale del Reinheinem, habitat di molti animali tra cui ovviamente le renne.
Durante la salita ci fermiamo presso delle Fossen (cascate) per fare merenda con un costoso gelato artigianale al latte di capra, una ottima brioche alla cannella ed un buon caffè americano, con vista sulle acque tumultuose.



Arriviamo quindi sulla strada dei troll che si snoda tra i picchi più alti ed aguzzi di quelli visti fino ad ora. Le nuvole strisciano tra le cime, svelando zanne di roccia scura che si innalzano incombenti e gettano ombre sull’immensa distesa di verde.
Facciamo diverse soste per fare anche qui brevi passeggiate e sentirci minuscoli, avvolti da questo paesaggio.




Il tratto finale della strada è la terza (ed ultima della giornata) sequenza di tornanti. Prima di esso si trova un moderno centro visitatori, con i suoi sentieri cementati e terrazze sull’immenso strapiombo. Qui si ha un senso di meraviglia di fronte ad una natura titanica che è paragonabile a quello di altre location famose come il Grand Canyon. La valle, che si apre a precipizio sotto di noi é immensa e ripidissima, contornata da due alte cascate che si riversano dai due lati opposti. La strada sottostante disegna sul paesaggio un ghirigoro che sembra quasi una cicatrice sul volto truce del troll. Percorriamo tutti i camminamenti per vedere la vallata da ogni angolazione possibile.









La discesa ci ha lasciati a bocca aperta per il continuo passaggio tra le altissime cascate e per gli insulti allo svedese davanti a noi, che continuava a frenare rendendomi difficile l’uso del freno motore.
Tornati al livello del mare ci siamo accampati su una piazzola affacciata sull’ennesimo fiordo. Chiara ci prepara degli ottimi Hamburger, con il Brunost, ovvero il brown cheese norvegese.
Siamo un po’ stanchini per la quantità di cose viste e le sgambettate, ci ripromettiamo di riposarci di più nei prossimi giorni, ma la strada per le Lofoten é ancora lunga.
