Senti da che pulpito!

Dunque eravamo rimasti nel porticciolo sul Lysefjord a soli 16Km da Preikestolen o Pulpit rock, ovvero una delle attrazioni naturali più famose e visitate in Norvegia. Si tratta di una terrazza naturale molto ampia e squadrata che si protende a 604m di quota, a picco sul fiordo. Dice il sito visitnorway che ogni anno viene visitato da circa 300000 persone, e non è poco considerato che per arrivare in vetta occorrono 2 ore di scarpinata abbastanza impegnativa per salire ed altrettante per scendere. Tra l’altro a consacrare la grande fama del luogo ha contribuito anche il film Mission impossibile 6 Fall-out che ha ambientato su questo precipizio l’ultimo duello mozzafiato.

La realizzazione dello stunt finale girato a Preikstolen

Ma torniamo a noi, che siamo fino all’ultimo indecisi sul da farsi, per via delle numerose opinioni online che descrivono la salita come un trekking molto sfidante e la vista dalla cima, potenzialmente terrificante per chi soffre di vertigini.

Considerato che Domenico si stanca subito, ha i piedi piatti, soggetti a dolori da affaticamento e che soffre pure di vertigini, capirete le perplessità.

Alla fine, il nostro coraggioso ragazzo acconsente a tentare l’impresa, del resto negli ultimi trekking, così come l’anno scorso in Austria, Domenico aveva dato ottima prova di sé. E poi interpretiamo il meteo favorevole come un buon auspicio, perciò ci atteniamo alla nostra filosofia di viaggio..

if you don’t go, you’ll never know”

Iniziamo dunque la salita alle ore 9, il percorso non è così difficoltoso come l’avevano descritto, infatti è praticamente tutto lastricato di pietre. Le parti più impegnative sono delle scalinate abbastanza ripide, ma intervallate da parti di falsopiano e di salita più dolce, per un totale di 4km. Insomma, tanto rumore per nulla.

Ci rendiamo infatti conto che probabilmente la fama del luogo attrae visitatori da tutto il mondo, ma spesso per nulla abituati alle camminate in montagna, accrescendo di molto la reputazione di trekking difficile. Questa ipotesi viene confermata anche dall’abbigliamento di molte persone che incrociamo lungo i sentieri. Alcuni con i sandaletti o ciabatte ed altri ancora, i croceristi sbarcati a Stavanger, eleganti come se stessero andando a prendere un aperitivo.

In meno di due ore quindi arriviamo alla famigerata terrazza ed effettivamente troviamo un po’ di folla, del resto è anche l’ultimo sabato di luglio. La vista è effettivamente da mozzare il fiato e ricompensa abbondantemente lo sforzo impiegato per salire.

Una delle cose che mi colpisce di più è che non esiste alcun parapetto e non c’è nessuna sorveglianza istituzionale. Eppure la gente che viene da tutto il mondo si comporta con grande civiltà e rispetto del luogo, organizzando in modo spontaneo addirittura una fila per scattarsi la foto dalla punta della terrazza.

Considerato che Preikestolen ha la fama di essere soggetta ad un meteo estremamente mutevole e capriccioso, ci siamo ritenuti fortunati ad assistere a questo spettacolo con il sole e cielo a tratti coperto. Sappiamo di altri che si sono trovati sotto l’acqua o nel mezzo di un nuvolone basso che nascondeva del tutto il panorama.

Torniamo al campo base alle 13, quindi in perfetto orario con le stime indicate dalle guide e dalla segnaletica. Menzione d’onore al nostro piccolo Domenico che ha affrontato tutta l’impresa senza mai lamentarsi e mantenendo il passo. Per l’intero tragitto me lo sono tenuto per mano, cosicché si sentisse sicuro anche sui passaggi più accidentati. Inoltre ci siamo intrattenuti intervistandoci a vicenda su svariati argomenti (viaggi, cinema, fumetti, serie).

Finalmente tornati da Pagghiu, ci avventiamo affamati su dei panini, preparati al momento, grazie ai nostri italici salumi in busta.

Quindi dopo esserci ben ristorati ripartiamo verso nord, inoltrandoci tre le innumerevoli diramazioni del complesso di fiordi dietro a Stavenger, regione nota come Ryfylke. La strada continua a regalare scorci molto piacevoli, fiordi, laghetti, dighe, ponti, fino a quando arriviamo alla nostra meta, ovvero una delle strutture associate all’app Nortrip.no, ovvero un consorzio di fattorie, ristoranti, cantine e birrifici, che mettono a disposizione degli spazi per far sostare i camper.

Ci siamo trovati molto bene con questo concetto di viaggio sia in Italia che in Austria e così abbiamo deciso di ripetere la formula. La cosa che apprezziamo di più è avere l’occasione di conoscere persone del luogo e parlare con loro e farsi raccontare un po’ come si vive in un paese, uscendo dalla dimensione un po’ chiusa ed isolata tipica del viaggio in camper.

Arriviamo alle 18 circa presso il panificio/pizzeria artigianale Ovregard ad Imsland, un piccolo e grazioso paese tra fiordo e un laghetto (no ragazzi, non potete capire quanta acqua ci sia sotto ogni forma in Norvegia).
Con un po’ di difficoltà troviamo lo spazio preposto al parcheggio dei camper (Bobil in norvegese), si tratta di un bel prato in riva ad un fiume, dove finalmente siamo solo noi.

Però non riusciamo a capire dove si trovi il negozio e le persone che ci ospiteranno per la notte. Troviamo il numero grazie a Facebook e telefoniamo per farci spiegare. Dobbiamo tornare a piedi verso un recinto dove ci sono tre vitelli, aprire un cancello e risalire verso la cima della collinetta. Eseguiamo le istruzioni, come se si trattasse di una caccia al tesoro ed alla fine vediamo venirci incontro Anita, una sorridente giovane signora con i capelli rossi, che ci accoglie con molta cordialità e simpatia.

La nostra ospite ci spiega che è appassionata di panificazione e che tra pochi mesi aprirà la sua bottega dove venderà il suo flatbread (un pane piatto croccate tipo Carasau, ma fatto con farine non raffinate tipico norvegese) e la sua pizza. Ovviamente scoprendo che siamo italiani e che Chiara a sua volta una “collega” pizzaiola, inizia a chiederci opinioni e consigli. Ci racconta inoltre che ha intenzione di provare a fare la mozzarella con il latte delle sue mucche Telemark!!! (una razza norvegese di vacche rosse, piccole e con le corna lunghe).

Poiché non ha ancora avviato l’attività non può venderci nulla, ma Anita ci regala un po’ del suo flatbread, davvero gustoso e croccante e ci mostra i locali della caffetteria e foresteria che aprirà insieme al negozio, ricche di fantastici oggetti di modernariato originali. Infatti essendo appassionata di vintage, ospita nella sua tenuta diversi raduni di collezionisti d’auto d’epoca e sfoggia nel suo giardino un antico distributore BP.

Trascorriamo un’oretta a chiacchierare con lei, facendoci spiegare un po’ di cose, quindi torniamo da Pagghiu e sulle rive del fiume mi metto a scrivere il blog. Poi ci docciamo tutti e ci prepariamo sul fornelletto il famoso salmone pescato norvegese, che oltre ad essere molto economico è anche davvero buono, servito con contorno di patate e cetrioli sott’aceto.

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